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Recensione Recensione di 7800° Fahrenheit

7800° Fahrenheit

Ho deciso di mettere su una recensione per questo album, tanto per completare la serie dei primi lavori dei Bon Jovi. Lo sto ascoltando ora dopo tanto tempo, ma l'idea che avevo maturato non è affatto cambiata: una roba del genere avrebbe messo una bella pietra tombale sulla carriera di qualsiasi band.

7800° Fahrenheit è un disco assolutamente monotono e privo di verve, di quelli fatti "perchè si devono fare". La copertina , azzardo, è emblematica: un Jon sfocato dal calore di una fiamma che alla temperatura-titolo di questa schifezza di disco sarebbe capace di sciogliere la roccia. Qui di roccia, rock, c'è n'è davvero poca semmai si mette in primo piano un insieme di musicisti che provavano a darsi un tono ma non ci riescono per niente. Che stecca! Soprattutto se si pensa che i Bon Jovi si erano presentati al mondo con un primo capitolo AOR sicuramente degno di nota e che lasciava ben presagire, perchè di spunti originali che andavano meglio sviluppati ce n'erano eccome. E invece. . . vediamo più nel dettaglio cosa offre questo 47 minuti.

 7800° Fahrenheit si apre con il pezzo di lancio In And Out Of Love, singolo in apparenza bello tosto ma molto tamarro da cui si capiscono già tante cose: il gruppo si vuole coprire di un alone più duro e quasi misterioso, ma finisce per coprirsi di ridicolo; Jon non è assolutamente in forma con la voce; Sambora , come dire, viene lasciato troppo solo e la chitarra risulterà essere molto sotto tono; in complesso gli strumenti sono molto slegati tanto da far pensare che ognuno vada per i fatti suoi. Colpisce la lentezza d'esecuzione del pezzo, alla lunga sembra lamentoso. Pachidermicamente l'album si porta avanti con un brano che è meglio tralasciare (The Price Of Love) e con quella che doveva essere la seconda super-hit da classifica: Only Lonely. E qui c'è da fermarsi di nuovo e fare un altro breve ragionamento. Alla terza traccia risulta lampante come ci sia un uso spropositato di tastiere dal suono tipo pianola da chiesa, che provano a dare un tocco di melodramma ai brani, soprattutto quello in questione. Ma Only Lonely è solo dramma: in teoria una ballad, in pratica un pezzo che farebbe chiudere lo stereo a tutti. Per sempre. Per fortuna i risultati commerciali mi danno ragione perchè anche i singoli sono stati molto sotto le aspettative non riuscendo a replicare il buon successo ottenuto da Runaway, nella prima uscita, che era entrato nelle prime 40 hits delle charts americane. Si segue con King Of The Mountain "brano" che fa davvero ridere, dal ritornello da banda di periferia formata da giovani repressi e coatti. E' un pezzo che vorrebbe andare avanti di giustezza, ma ha un incedere davvero grezzo. Cosa dire poi di Silent Night (tra l'altro mi pare che l'abbiano proposta dal vivo in un'edizione di San Remo)? Un'altra ballad che annaspa terribilmente tra le note delle tastiere e conferma ancora una volta la macchinosità di questa sofferente prova dei Bon Jovi. Se volevano essere mielosi ci sono riusciti, ma il nettare di api in questione è davvero rancido.

Bisogna però dire che i ragazzi del New Jersey hanno provato a dare una raison d'etre a questa porcheria con Tokyo Road, un bel pezzo di rock duro, molto orecchiabile, con un bel ritornello e con ritmi dai tempi quasi-giusti. Purtroppo anche qui, inspiegabilmente, la band sembra avere il freno tirato. Ma vi assicuro che proposto dal vivo, questo brano si fa onore se viene suonato alla velocità che merita.

Poi cala di nuovo il sipario e scompare la band per far posto a quei 5 che in studio ci sono andati solo per perdere un po' di tempo. The Hardest Part Is The Night è un inno moscissimo in stile "Saranno Famosi" con annesso sfigatissimo e risibile coretto. Always Run To You ha qualcosa di interessante e conferma l'atteggiamento "misterioso" che tutto sommato pervade questa release ma resta un concetto di canzone. . . l'idea che volevano rendere probabilmente ce l'hanno ancora in testa loro. Tralascio (I don't Wanna Fall) To The Fire e chiudo facendo una riflessione che mi viene spontanea nel momento in cui Secret Dreams, ultimo angoscioso pezzo volge al termine. . .

Dopo un album del genere, se fossi stato talent-scout in ambito musicale, avrei proposto ai Bon Jovi di fare un disco doom.

 Ma per fortuna non è stato così perchè poi, questi bravi e villosi ragazzoni hanno messo in fila 3 successi che ascolto ancora oggi con grande piacere. Ma 7800° Fahrenheit resta un disco farraginoso, sicuramente irritante.

06/11/2006 DeBaser Voto: 1/5

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