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Recensione Recensione di 7800° Fahrenheit

7800° Fahrenheit

Siamo nel 1985 e i Bon Jovi sono una giovane e talentuosa formazione statunitense di Hard Rock che, dopo un buon debut album, è alla ricerca dell'affermazione su vasta scala. 7800° Fahrenheit seppure non abbia catapultato la band al successo globale, (come invece accadde con il seguente studio album Slippery When Wet), ci ha lasciato una grande testimonianza di H.R. stupendo, melodico e potente che io reputo, senza mezzi termini, un capolavoro.

Fin dalle prime note di In And Out Of Love i BJ ci dimostrano il loro potenziale commerciale immenso con un grande lavoro di backing voclas (nel refrain) che cattura l'attenzione mentre il riffing di Sambora cerca di farsi spazio tra le orchestrazioni prima del finale esplosivo. The Price Of Love è invece caratterizzata dal ritmo altalenante che accelera con decisione durante il chorus per poi fermarsi nelle strofe tristi. L'alternanza non stufa ma, al contrario, eleva il songwriting arricchito da un break che spezza gli equilibri e che trova il suo punto di forza nell'assolo veloce e melodico. In Only Lonely la tristezza regna sovrana grazie all'interpretazione passionale di Jon e alla sezione ritmica pressoché immobile che accompagna il continuo "pianto" delle keyboards nel coro. Nemmeno la parte centrale più potente riesce a togliere l'alone di grigiore che permea totalmente questa track. Il duo Jon/Sambora fa centro anche con la particolare King Of The Mountain; una song cadenzata che, trascinata dal basso penetrante, risulta essere molto coinvolgente grazie al riffing arcigno per una marcia irrefrenabile tra assoli grezzi, melodie accennate ed una superba prestazione delle backing voclas. Decisamente più leggera e "facile" Silent Night. Le tastiere riempiono l'aria di orchestrazioni dolci e timide che accompagnano come un'ombra la voce passionale e commovente di Jon. Tokyo Road invece dopo un primo minuto "orientale" si snoda su un H.M. più pregante e deciso che non può lasciare indifferenti. Immediatezza e forza si fondono con classe per un pezzo molto riuscito dalle forti sonorità. The Hardest Part Is The Night è una ballad altalenante che mi è piaciuta molto sia per il suo refrain complesso e melodico che per il contrasto tra tastiere e guitar nel break. Always Run To You lascia da parte la dolcezza per il rude fascino della chitarra di Sambora che, con il suo continuo graffiare, permea questa canzone per tutta la sua durata assicurando potenza e concretezza. To The Fire è dotata, al contrario, di sonorità più particolari che, sulla scia di un forte lavoro di batteria e keyboards, evocano un'atmosfera irreale mentre Jon urla la sua paura di cadere. Il cd si avvia alla conclusione con Secret Dreams. Ancora una volta i BJ si cimentano nell'esecuzione di un brano diretto e dall'immediato impatto generato dal sound delle tastiere (nel coro) contrapposto a quello più ruvido del riffing.

In conclusione 7800° Fahrenheit è un disco estremamente valido; un'ottima testimonianza di quanto fossero genuini e godibili i primi BJ capaci di trovare sempre ottime linee melodiche senza per questo dimenticare un approccio a tratti decisamente Heavy.

19/02/2004 TrueMetal.it Voto: 88

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