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Recensione Recensione di 7800° Fahrenheit

7800° Fahrenheit

L'animo umano è davvero incomprensibile, la logica con la quale si percepiscono odori, sapori e suoni è un eterogeneo raccolto di sensazioni, sempre diverse e soggettive ed è per questo che per quanto a volte mi trovi in disaccordo con la maggior parte della gente, è un bene confrontarsi con la diversità di opinioni, poiché porta alla maturazione ed ad un'acquisizione di cultura maggiore. Questa divergenza di opinioni è frequentemente riscontrabile nella musica, ove una band od un album sono considerati per la stragrande maggioranza in un certo modo da molti e nel senso contrario da pochi altri. Nel 1985 l'anno dopo l'uscita dell'omonimo debut album dei Bon Jovi, i cinque bravi ragazzi del New Jersey pubblicano il secondo lavoro, spinti frettolosamente dalla casa discografica; Jon e Richie si mettono alla stesura dei brani dopo soli pochi giorni di riposo dalla fine del loro tour. Tre settimane di impegno e fatica portano al concepimento di dieci nuove tracce, pronte a far parte dell'atteso secondo disco dei rockers Americani. Il disco intitolato "7800°Fahrenheit" riscuote poco successo e gli viene addirittura attribuita la nomea di peggior lavoro nella discografia dei Bon Jovi, nonostante pubblico e critica lamentino una scarsa qualità rispetto all'album d'esordio, Jon e soci godono di ottime vendite e nel corso degli anni questo bistrattato album riceve rivalutazione non indifferente; a tal proposito entra il gioco il mio discorso iniziale, la soggettività dei gusti mi porta ad apprezzare molto di più 7800° Fahrenheit rispetto al precedente capitolo discografico, reputandolo personalmente di caratura ben superiore. Prodotto da Lance Quinn e non più da Tony Bongiovi, sempre per la Mercury Records, l'LP viene registrato presso lo studio Warehouse a Philadelphia e rilasciato in USA il 20 aprile 1985; la line up che rimane inalterata ci regala dieci tracce per la durata di 47 min e 12 sec. di intense emozioni rock. Partiamo ruggenti con la strepitosa "In Out of Love" il cui chorus anticipa i colpi di Torres alle pelli che inizia le danze di questo pezzo a dir poco travolgente; il sound di 7800° Fahrenheit è molto più curato ed arrangiato con attenzione del dettaglio rispetto all'album omonimo. La track si presenta energicamente adagiata su un tappeto di fondo molto armonico; un video ufficiale accompagna l'uscita del singolo, in cui ci sono immagini divertenti che immortalano i nostri eroi dentro e fuori un'esibizione on stage, inseguiti dai fans ed alla prese con momenti scherzosi che incorniciano una realtà di fama e successo, senza dimenticare cosa sia l'umiltà. La seconda traccia "The Price of Love" è una cavalcata rock in cui inneggiano le corde di Sambora e le pelli di Torres, il tutto accompagnato dalla bella voce graffiata di Jon, che in questo secondo album acquista maggiore sicurezza interpretativa. Siamo giunti al terzo brano il migliore per quanto mi riguarda, "Only Lonely" è in assoluto la canzone che amo di più in tutta la discografia dei Bon Jovi, una passione smisurata alla quale non so dare una motivazione,ma l'ascoltarla è un'immersione nell'emozione più profonda del mio cuore. Il mid tempo di questo gioiellino armonico si libra su un'altalena di magistrali tocchi compositivi, la tastiera di Bryan mi regala un suono di sospirato impatto, la chitarra proferisce il suo verbo deciso accompagnando Jon lungo un sentiero di ardenti percezioni, con una dinamica vocale recitativa ed accorata, i chorus mi penetrano nell'anima ed un brivido punge la mia emotività ascoltando i vocalizzi concitati e fortemente espressivi dell'immenso Jon. Only Lonely è di una bellezza disarmante, il videoclip che accompagna l'uscita di questo singolo mette in evidenza le qualità di attore dell'affascinate vocalist; le immagini rappresentano un vero e proprio cortometraggio, nel quale è evidente la difficoltà di portare avanti un rapporto d'amore tra due persone di differente classe sociale. Come due moderni Romeo e Giulietta, Jon e la sua compagna lottano per vivere il proprio amore, che alla fine trionfa su tutto e tutti. "King of the Mountain" viene introdotta dal basso di Such e dalle pelli in perfetta simbiosi, la chitarra di Sambora fa subito il suo ingresso in questa traccia dalle strofe cadenzate come una marcia, il refrain si anima di vigore con Jon che sostenuto dal chorus dei suoi compagni proclama deciso "Io son il Re della montagna, sono il Re della collina, sono stato a terra e maltrattato, noi non saremo ingannati, ora stiamo qui imbattuti..sono il Re della montagna, sono il Re della collina" in questa dichiarazione di forza e ribellione i Bon Jovi danno prova di essere davvero dei Re dell'hard rock. Eccoci arrivati alla prima ballata del disco, la prima vera struggente perla che entra di diritto nello scrigno di tesori melodici di questa straordinaria band che ha impreziosito la scena musicale degli anni'80. "Silent Night" gode della presenza del sintetizzatore che le dona un'atmosfera più evanescente, perfetta interpretazione di un testo in cui si parla della fine di un amore, ormai troppo tardi da recuperare, ma che ha lasciato un segno indelebile nei cuori degli amanti che hanno vissuto un sentimento tanto forte e coinvolgente. I soli di Sambora sono un guizzo emotivo così intenso, da indurre involontariamente le lacrime a sgorgare libere sulle gote.. l'interpretazione di Jon è un canto intenso che diviene nel finale un soave battito d'ali. La sesta traccia "Tokyo Road" che è la prima del lato b contenuta nel vinile, è caratterizzata dall'intro di un carillon che accompagna una filastrocca cantata in lingua Giapponese, la dolce litania viene prepotentemente interrotta da una fusione di basso, chitarra e batteria in un concitato e serrato ritmo, la canzone volge al seguito di un cambio di tempo su note dal sapore acustico con la voce di Jon che si lacera letteralmente in esaltate grida. Il brano che segue "The Hardest Part Is the Night" è un altro mid tempo concepito in maniera eccellente, altra traccia su base melodica con struttura degli elementi rock accordati in un legame grintoso ed accattivante; che dire poi del magnifico Sambora che fa letteralmente "parlare" la sua chitarra donandole un'anima tutta sua. Il livello compositivo di "Always Run to You" non si discosta dal resto dell'album, compendio di sonorità sicuramente rock, ma concepite su basi armoniche che diventano inevitabilmente trascinanti e di facile presa. I musicisti sono sempre impeccabili, il tocco delle pelli e della chitarra è sempre messo in risalto, il basso di Such ha un'intrigante melodia di fondo e la tastiera di Bryan riesce a sottolineare perfettamente i propri spazi, Jon poi è una divinità scesa in terra! Siamo quasi al termine dell'album, la penultima traccia "(I Don't Wanna Fall) To the Fire" si apre con il suono del sintetizzatore e della tastiera a cui fanno seguito basso, batteria e chitarra in una successione precisa e cadenzata, la marcia prosegue fino al termine di questa canzone in un ritmo modulato e rigoroso, in cui le uniche variazioni sono date dai soli di Sambora e dalle virate vocali di Jon. L'ultimo pezzo è "Secret Dreams" che vede tra gli autori anche Tico Torres, la track è coinvolgente ed a tratti sensuale, proprio come in un amplesso alterna momenti aggressivi ad altri più lenti ma sempre di forte intensità, la batteria ricopre il ruolo di protagonista supportata sempre magistralmente da Sambora; nei suoi sogni segreti Jon vede la sua amata che gli dichiara di essere per lei l'unico..anche i veri rockers desiderano nell'onirico la donna che amano. Il secondo album dei Bon Jovi porta un titolo assolutamente perfetto, 7800° Fahrenheit sono i gradi centigradi che emana un vulcano in eruzione, proprio come in questo disco dalle ritmiche infuocate e dalle emozioni ardenti che è in grado di sprigionare; ogni volta che lo ascolto mi lascio avvolgere da dieci fiamme una più incandescente dell'altra ed il mio cuore palpita al ritmo di ardenti emozioni.

02/08/2011 Rock & Metal In My Blood Voto: 9,5

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