All About Bon Jovi All About Bon Jovi All About Bon Jovi

Recensione Recensione di 7800° Fahrenheit

7800° Fahrenheit

7800° Fahrenheit, come la temperatura raggiunta per liquefare la pietra in gradi fahrenheit appunto, un titolo che insieme all’immagine della copertina, infiammata e vaporosa, dà il senso della musica che intendevano proporre i giovani Bon Jovi, un “American Hot Rock” dalle melodie avvolgenti, dalle atmosfere calde e dal ritmo elettrizzante. Uscito nell’aprile del 1985, l’album doveva confrontarsi con le forti attese suscitate anche dal successo e dai buoni responsi seguiti al debut self-titled, rispetto al quale presenta un piglio più potente, virando maggiormente verso sonorità hard n’heavy senza però tralasciare quella particolare cura per le linee melodiche e vocali, ma a differenza del suo predecessore soffriva dell’assenza di una hit dal notevole impatto, come fu con la grandiosa Runaway.

L’iniziale In And Out Of Love doveva proprio sopperire a tale mancanza, ma nonostante sia un buon brano, trascinante e rockeggiante, con un refrain enfatizzato dall’ampio uso di backing vocals, non riuscì in pieno a ripetere il successo di quella canzone, ma comunque le dieci traccie presenti nel platter erano tutte di buona fattura e non facevano minimamente supporre un calo qualitativo rispetto alla precedente release. The Price Of Love ha strofe cadenzate e melanconiche ed acquista ritmo e grinta in prossimità dei refrain, una buona prova a cui segue Only Lonely, uno dei pezzi più quotati del disco, presente nelle charts dell’epoca e più in linea con lo stile dell’esordio omonimo, infatti ha una forte attitudine AOR che si ricava da una linea melodica vincente e radiofonica e dal buon uso delle tastiere, mentre è il basso di Such ad imporsi all’attenzione dell’ascoltatore in King Of The Mountain, altro pezzo rock trascinante e coinvolgente, a cui segue la ballad Silent Night, retta dalle dolci melodie create dalle tastiere di David Bryan e dalla stupenda interpretazione del singer, peccato però che si prolunghi più del dovuto in un finale ripetitivo. Si riprende con la sommessa apertura che ricorda un carillon giapponese di Tokyo Road, modesto brano che splende nel solo ritornello, molto meglio invece The Hardest Part Is The Night, bellissima ballad grintosa e caratterizzata da un azzeccato refrain melodico e dall’apporto decisivo e vincente di chitarre e tastiere, a mio giudizio il brano migliore del lotto, anche se la successiva Always Run To You è un’altra ottima song, trascinante ed elettrizzante, e sempre in possesso di una bella linea melodica e di un refrain, egregiamente accompagnato dalle backing vocals, di grande impatto. In To The Fire si nota subito uno smodato uso di tastiere e sintetizzatori, tanto che sembra di sentire un brano di pop anni ’80, e magari fu anche per la presenza di canzoni del genere che all’epoca fu coniato il termine pop-metal, un brano comunque carino ma non certo da consegnare agli annali, infine Secret Dreams chiude l’album in maniera degna con il suo melodic hard sempre caratterizzato dal riffing trascinante e da linee vocali armoniche e corali.

Personalmente considero 7800° Fahrenheit più piacevole dell’album di esordio, ma è solo una preferenza dettata da gusti personali, parlando obiettivamente infatti l’album non ebbe lo stesso successo del suo predecessore e lo stesso Jon affermò che quest’album poteva e doveva essere migliore da quello che alla fine è venuto fuori. E’ inconfutabile però che entrambi gli album furono dei buonissimi prodotti di hard rock melodico e trascinante, ragion per cui si potrebbero porre all’incirca, considerate le ovvie distanze dettate da gusti personali, sugli stessi livelli.

RockLine.it Voto: 7,8/10

Condividi la recensione su

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Plus Condividi su Pinterest
© 2016 All About Bon Jovi - Contenuti rilasciati sotto Licenza Creative Commons BY-NC-SA. - Privacy - contatti@bonjovimusic.it