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Recensione Recensione di Have A Nice Day

Have A Nice Day

I Bon Jovi sono una band che oramai travalica generi e mode per porsinell’immaginario collettivo dell’ascoltatore medio di musica. Conquesto “Have A Nice Day”, per l’ennesima volta, si parla di un ritornoal rock per Jon e compagni. I fan della prima ora però non si faccianoillusioni: se su questo album si può certo dire che vi siano abbondantidosi di rock, la componente hard non è tanto presente da far drizzarele orecchie. Sono anni che i ragazzi ci propinano sempre lo stessoprodotto servito in salse diverse: “Have A Nice Day” segue la falsarigadel precedente “Bounce”, ma a un certo pessimismo di fondo checontraddistingueva il precedente lavoro, qui, già dalla copertina, sisostituisce una voglia di scherzare che la band aveva un po’ perso perstrada. Si parte subito con l’highlight radiofonica “Have A Nice Day”,ennesima variazione sul tema di “It’s My Life”, quindi hard rockFM-oriented memorizzabile già dal primo ascolto. Essendo i Bon Jovistelle di prima grandezza del firmamento rock mondiale, purtroppo hannoacquisito anche tutti i difetti della scena mainstream: l’album ècomposto da tre o quattro potenziali singoli, piuttosto fuorviantirispetto al resto del materiale presente sul CD, e le rimanenti traccesono poco più che dei filler, alle quali va data almeno l’attenuante diessere arrangiate come dio comanda. Quindi, tra immancabili ballad(“Welcome To Wherever You Are” è praticamente la versione pop di “IRemember You” degli Skid Row), brani rock tra Bryan Adams, JohnMellencamp e qualcosa del boss Bruce Springsteen (da sempre uno deiriferimenti di Jon), il CD ha ben pochi sussulti, come “Last ManStanding”, ad esempio, che, a parte un chorus bruttino, nella strofarecupera dei sapori hardrockeggianti sopiti da tempo. “Complicated” èun altro mid upper tempo radiofonico, così come “Story Of My Life”,entrambe venate da un flavour degno del già citato Bryan Adams. La vocedi Jon su disco è sempre all’altezza, anche se le tonalità del suotimbro si sono abbassate e i cori di Ritchie Sambora vanno ad inciderecon convinzione sulle linee vocali. La chitarra dello stesso Ritchie èmessa più in evidenza rispetto al recente passato, mentre Tico e Daviddanno il loro contributo come al solito dietro le quinte rispetto almagnifico duo Bongiovi – Sambora. Alla produzione è stato chiamatonientemeno che John Shanks, vincitore del grammy come migliorproduttore l’anno passato; il suo lavoro tende a privilegiare gliarrangiamenti piuttosto che l’impatto e la scelta si rivela a dir pocointelligente, dato che proprio quella è l’arma in più dei Bon Jovi del2005. Niente di nuovo sotto il sole quindi: Jon è una star, vendemilioni di dischi, ha successo come attore, piace alle mamme e alleragazzine con quel suo look da bravo ragazzo del rock. Con questepremesse davvero qualcuno pensava ad un ritorno al sound dei primialbum? Su quindici tracce, bonus track comprese, solo cinque o almassimo sei sono da salvare, e di queste solo un paio incidonoveramente. Il consiglio quindi è di comprare “Have A Nice Day” solo seper amor di collezione dovete avere tutti gli album della band,altrimenti sintonizzatevi su MTV e godetevi i singoli che sicuramenteandranno in heavy rotation. E’ la soluzione migliore.

25/10/2005 Metalitalia.com Voto: 5

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