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Recensione Recensione di New Jersey

New Jersey

Due anni dopo il grande successo di Slippery When Wet e dopo il conseguente tour, i Bon Jovi ancora una volta spinti un po' frettolosamente dalla casa discografica, sfornano il quarto full length, intitolato "New Jersey" omaggio allo Stato che ha dato i natali al gruppo. Originariamente pensato come doppio album il cui titolo sarebbe stato "Sons of Beaches" il disco avrebbe contenuto tredici tracce in più, ma la Polygram Records alla fine riuscì a persuadere la band ad inciderne solo uno, concentrando la produzione dei pezzi scegliendoli tra i migliori della lunga lista; le tracks non contemplate nell'album sono a tutt'oggi inedite. New Jersey è stato l'ennesimo trionfo commerciale di Jon e soci, piazzandosi all'ottava posizione della classifica Billboard, conquistando sette dischi di platino e guadagnandosi il record come maggior numero di singoli estratti (tutti e cinque) contenuti nella top ten, primato che già gli apparteneva con la precedente release; nella discografia hard rock in generale nessun album ha mai raggiunto a tutt'oggi tale traguardo!!! Numeri importanti, successo di imponente portata, il nome dei Bon Jovi che si cementa nei cuori dei fans e consacra indiscutibilmente la band come star nel firmamento rock; non c'è dubbio che gli album fino a quel momento pubblicati siano stati di eccellente fattura e New Jersey a livello di songwriting e produzione, non fa eccezione ma... per me c'è un ma che coincide con un primo "ammorbidimento" del sound, quello che poi porterà (ahimè) la band a lavori sempre più commerciali, dimenticando cosa sia il rock, per trasformarsi, oggi, in una "boy band"...ed è così che inevitabilmente ascoltando i primi dischi, la malinconia si fa copiosa. Il disco è prodotto come il precedente, da Bruce Fairbairn per la Polygram Records, rilasciato il 12 settembre 1988 e contenente dodici tracce, suonate da una line up rimasta inalterata. New Jersey è secondo me l'ultimo vero album rock dei Bon Jovi, ed è con con nostalgico rimpianto che ne parlerò, un ricordo velato si posa sul mio cuore e lo accarezza quando faccio partire le prime note di "Lay Your Hands on Me" che esordisce con la cadenzata batteria di Torres in un crescendo uditivo, le tastiere di Bryan fanno la loro comparsa assieme alle corde di chitarra, da prima il ritmo è più mite ma sfocia subito in una ripresa più speed, l'accattivante riff di Sambora è l'elemento di punta della canzone oltre alla sempre incisiva voce di Jon, il video ufficiale di questo brano vede la band in spezzoni on stage ai quali ormai ci hanno abituati, dotati di innegabile carisma e sottolineato dalla verve empatica di Jon, vero e proprio circense da palcoscenico il quale svolazza da un capo all'altro dell'immensa area concertistica incitando la folla a cantare il ritornello LAY YOUR HANDS ON ME..." Metti le tue mani su di me"... e quale donna sana di mente non lo farebbe?! Io sicuramente si...fatti un po' acchiappare Jon :P Seconda track e secondo video "Bad Medicine" travolgente ciclone rock in grado di infondere energia e coinvolgimento, il songwriting non è nulla di particolarmente articolato o diverso da quello a cui i Bon Jovi ci hanno abituati, ma la carica esplosiva dei cinque musicisti è indiscussa, in particolare Torres e Sambora producono una fusione devastante, alla quale si aggiunge Bryan con la sua tastiera blueseggiante; la cattiva medicina di cui parla il testo altri non è che il sentimento dell'amore per il quale non esiste cura o rimedio, nessun dottore è in grado di guarire dallo stato d'animo in cui ci si riversa quando si è innamorati,si sente il bisogno di stringere la persona desiderata, di starci insieme anche se fa male, anche se si soffre...baci come droga, cuore che sanguina...l'amore è anche questo, la BED MEDICINE, cattiva medicina ma che per oscure ragioni è il toccasana più efficace per la nostra anima. Una meravigliosa dichiarazione d'amore "Born to Be My Baby" è un incandescente pezzo ritmato nel refrain e più armonico nelle strofe, il basso di Such è quel filo conduttore che collega gli altri strumenti ed accompagna l'accorata e smaniosa interpretazione di Jon. Altro video ufficiale in bianco e nero, immortala i cinque ragazzi del New Jersey durante la registrazione in studio della suddetta canzone. Il ritmo concitato si placa con il quarto brano "Living in Sin" prima ballad del disco, sublime atmosfera dolce e sensuale, il tappeto musicale è una danza intima e passionale, Sambora accompagna Jon nel descrivere il sentimento proibito di due giovani amanti, l'amore non è un contratto che si firma su un pezzo di carta, l'amore non è una regola, l'amore è istinto, pura emozione, naturale impulsività nel vivere le emozioni e chi le rinchiude in stereotipati taboo, non ha mai conosciuto il vero significato di questo sentimento. La quinta traccia "Blood on Blood" è molto orecchiabile e ritmata, ritornello dall'immediato assorbimento, il comparto musicale è piuttosto omogeneo tranne che per le tastiere leggermente più in primo piano, verso metà pezzo l'immancabile solo di Sambora entra in scena ed anticipa leggere articolazioni uditive, che si protraggono sino al termine della canzone. La sesta song "Homebound Train" segna con un'immaginaria linea divisoria il disco in due parti, da questa traccia in poi si ascolteranno moltissime venature blues e country all'interno delle tracce. Le note pizzicate dal basso si Such si intersecano a quelle dei tasti sollecitati da Bryan,mentre Torres e Sambora sono sempre un combo micidiale e Jon ed i suoi gridolini esaltati enfatizzano il tutto con abile destrezza vocale. Il vento selvaggio che allontana Jon dalla donna che ama poiché ha capito di non essere l'uomo giusto per lei, è ciò di cui parla il testo di "Wild Is the Wind" che si apre con delicate note quasi evanescenti fino a ritemprarsi e surriscaldarsi con lo scorrere del tempo; la bravura interpretativa di Jon è indiscutibile ed in questa canzone l'attore che è in lui viene fuori nettamente. Il tappeto sonoro gli è perfettamente cucito addosso, come una seconda pelle lo avvolge e ne esalta le doti da carismatico singer. "Ride Cowboy Ride" è un breve cammeo della durata di 1 min e 25 s volutamente disturbata con dei fruscii, sembra di sentire le note che fuoriescono da un vecchio grammofono, Jon accompagnato da Richie nel canto e supportati solo dalla chitarra acustica, si fanno strada in questo piccolo intermezzo country e ci accompagna alla volta di "Stick to Your Guns" che come il precedente intro, sottolineano nei testi la passione della band per il mondo dei cowboys. La semiballad ha un'andamento lineare ed armonico, con un paio di picchi energici esaltati dall'incommensurabile singer, una semplicità di base che comunque è in grado di trasportare..che lo si voglia oppure no. La magia che ha caratterizzato i Bon Jovi è stata anche questa, melodie facili ed orecchiabili che facevano presa con immediatezza, ma senza risultare scontate,purtroppo poi le cose sono cambiate.. Con la decima track "I'll Be There for You" ci si avvia verso il finale, un'altra bellissima ballad intensa e a tratti commovente, la carica emozionale raggiunge l'apoteosi con il muro sonoro del basso di Such che si permea per tutta la song, Torres alle pelli è una perfetta miscela di energia e melodia e che dire del combo vocale di Jon e Richie?! Duetto vincente che mette in risalto le doti vocali di Sambora oltre a quelle di egregio guitar, questo gioiellino armonico è il quinto video ufficiale dei Bon Jovi, ennesima performance iniziale su palco con la telecamera concentrata su di loro, precede scene che immortalano lfolla gremita ed in stato di adorazione per i cinque idoli del New Jersey. Si riaprono danze concitate dopo aver ballato abbracciati a chi si ama con la precedente canzone tipica da acchiappo, veniamo catapultati quindi nella pura energia con "99 in the Shade" inno alla spensieratezza giovanile, al divertimento ed alle cazzate con gli amici. Il gruppo muove le dita sugli strumenti infiammando tasti, corde e bacchette con ritmo irrefrenabile. La dodicesima traccia di New Jersey è la song "Love for Sale" gioiosa incursione dal sapore country, totalmente suonata acusticamente con ausilio di chitarra ed armonica a bocca, oltre al cantato di Jon si odono divertenti botta e risposta parlati tra Jon e gli altri membri del gruppo. Lo spirito burlone dei cinque chiude questo quarto album dopo averci fatto viaggiare attraverso dodici canzoni una più bella dell'altra, nonostante il disco sia stilato su sonorità più morbide rispetto alle precedenti release, sono innegabili l'ottima produzione,la tecnica musicale ed il songwriting accattivante e coinvolgente, ultimo ma non ultimo il sublime Jon, trascinatore di folle immense, capo carismatico e sublime vocalist dalla voce pungente come la spina di una rosa,ma che accarezza il cuore con il tocco vellutato di una piuma. I Bon Jovi sono stati idoli indiscussi per alcune generazioni, un'altra delle bands che ha segnato la mia crescita musicale, donandomi emozioni tutt'oggi molto forti nel riascoltare i loro classici, la strada per loro è proseguita sempre sulla scia del trionfo, ma per chi come me li ha conosciuti all'origine della carriera di entusiastici rockers, non può capire tutta l'amarezza nell'averli visti virare verso un sound orrendamente dedito al commercio.
Meglio non pensarci, ma cercare di ricordarli per i magnifici primi dischi che sono stati capaci di realizzare, per le energiche speed song e le incantevoli ballate strappalacrime, capelloni ironici e simpatici, sexy musicisti talentuosi dai quali molti si sono ispirati...nella decade d'oro degli anni '80 un nome è marchiato a fuoco quello dei BON JOVI.

11/08/2011 Rock & Metal In My Blood Voto: 8

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