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Recensione Recensione di Slippery When Wet

Slippery When Wet

I primi anni di carriera dei Bon Jovi sono stati molto prolifici, portando per tre anni consecutivi la band a pubblicare tre LP, nel 1984 si parte col debut album omonimo che riscuote un enorme successo, l'anno successivo è la volta del bistrattato 7800° Fahrenheit che fortunatamente nel corso degli anni è stato rivalutato come meritava ed a mio modestissimo parere, è l'album più bello della discografia dei ragazzi del New Jersey. Nel 1986 il terzo lavoro vede la luce, ma dato lo scarso successo del precedente capitolo intorno ai Bon Jovi alcune cose cambiano, il produttore ha un nuovo nome che corrisponde a quello di Bruce Fairbairn, al duo Bon Jovi/Sambora per la stesura di alcuni pezzi viene affiancato, sotto direttiva della Mercury Records, Desmond Child che dà il suo contributo nelle tracks You Give Love a Bad Name, Livin' on a Prayer, e Without Love. La registrazione del disco presso il Little Mountain Sound Studios di Vancouver prende il via ed il famoso produttore Bob Rock, coopera in qualità di ingegnere del suono; la copertina del disco ha una storia alquanto curiosa, durante l'incisione dell'album la band era solita recarsi nei locali di striptease, in cui attraenti signorine oltre che ballare e spogliarsi, ricoprivano il proprio corpo di acqua e sapone, diventando scivolose ed impossibili da afferrare e stringere. Uno dei Bon Jovi a quel punto strillò: "Slippery when wet!!" che tradotto significa scivolose se bagnate, al che risultò a tutti lampante che quella frase era il titolo perfetto per il disco che stavano per pubblicare; sulla copertina avrebbero voluto imprimere la foto di due enormi seni, ma l'associazione dei moralisti con a capo Tipper Gore, la moglie dell'allora vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, era determinata a denunciare i rockers qualora avessero optato per tale scelta, per cui ci fu un'inevitabile rinuncia e la nuova immagine scelta è "opera" del frontman Jon, il quale su una busta della spazzatura intrisa d'acqua, scrive col dito l'irrinunciabile frase Slippery When Wet. L'artwork originale, con l'immagine di un prosperoso seno avvolto da una striminzita canotta gialla, lo si può però trovare nelle stampe del disco pubblicate in Giappone...per chi dovesse vedere per la prima volta tale album, avrà un'opinione un po' diversa su quelle facce da bravi ragazzi...pensare che una copertina del genere ci porterebbe alla mente gruppi come Motley Crue, gli scatenati sostenitori delle "GIRLS GIRLS GIRLS"..è anche vero però che le sorprese non finiscono mai di stupirci!!!
Rilasciato il 18 agosto 1986 negli USA e prodotto dal prima citato Bruce Fairbairn per la Mercury Records, il terzo caposaldo nella discografia dei Bon Jovi è subito un trionfo di portata mondiale, ancora oggi l'album più di successo della band, con una portata di vendite strabiliante, basti pensare che vendette oltre 33 milioni di copie, diventando una volta disco d'oro e dodici volte disco di platino!!! Wow che numeri ragazzi :D Come il precedente lavoro, anche in Slippery When Wet troviamo dieci tracce, con le quali immergersi nel rock melodico dei simpatici ed aitanti musicisti del New Jersey. Si incomincia l'ascolto con l'opener "Let it Rock" un breve solo di chitarra cede il posto ad una marcia di tastiera dell'abile Bryan, il suono ha un che di "celebrativo" e ricorda le sonorità tipiche delle messe religiose..-.- (?!!) ma la "santa omelia musicale" è spazzata via in pochi secondi dal ben più apprezzato (per quanto mi riguarda) sleaze sound. Seconda traccia "You Give Love a Bad Name" è anche uno dei singoli ufficiali della band, il videoclip è basato sulle immagini del gruppo on stage ma con registrazione in studio, accattivante modulazione ritmica se pur molto easy, inevitabilmente coinvolgente e diciamocelo francamente, molto "commerciale" la canzone è uno dei successi di sempre dei Bon Jovi che li ha definitivamente consacrati idoli indiscussi della scena hair metal. La seguente "Livin' on a Prayer" è un altro dei singoli estratti dal disco, forse proprio la canzone simbolo della band, un trionfo sensazionale e pensare che Jon aveva delle perplessità nell'inserirla nell'album a causa delle demo non soddisfacenti, ma Desmond Child e Richie Sambora lo persuasero sostenendo che la canzone sarebbe stata di sicuro un successo,non sbagliavano di certo e Livin' on a Prayer è diventata un colosso della loro discografia e nella musica in genere. Nel videoclip i nostri ragazzi sono ripresi in una prima parte con immagini in bianco e nero durante le prove che precedono un'esibizione live, nella seconda parte la scena si anima di colore ed accompagna la performance sul palco della band acclamata dai fans impazziti. La canzone mantiene un tocco melodico di fondo, non tralasciando le fondamentali componenti rock, come i bellissimi soli di Sambora e la voce tagliente ed intensa di Jon. La quarta track "Social Disease" descrive l'amore come malattia sociale, un virus del quale non si può fare a meno e che nonostante la sua furia infettiva e devastante, è la scintilla ossessiva che alimenta il fuoco più ardente. L'intro della song è un insieme di voci orgiastiche che ben sottolinea il significato (morboso) del testo, in questo pezzo siamo di fronte ad una musicalità più aggressiva e dal sapore on the road..yeahhh!!! Il ritornello è facilmente assimilabile, basso chitarra e batteria si legano e si scambiano regalandoci una manciata di minuti coinvolgenti che portano ad un finale dai richiami blues. Come in ogni album che si rispetti, ci sono almeno un paio di perle che ne donano lustro, una di queste è la meravigliosa "Wanted Dead or Alive" terzo singolo tratto dal disco, una semi ballad dal sapore country in cui le corde acustiche di Sambora sono un'avvolgente ondata sensoriale, un cambio ritmico accelera progressivamente nello sfociare di un tiro intenso ed energico, la piega rock della song verte su un comparto compositivo solido e vigoroso. La vocalità di Jon si esprime al meglio delle potenzialità in un'interpretazione profondamente ispirata e la sua chitarra accompagna ritmicamente quella di Sambora, il risultato è un'apoteosi di inebrianti melodie. "Raise Your Hands" è una tipica traccia hard rock, andamento lineare ma sostenuto nella quale l'abile tecnica di Richie è snocciolata fino all'osso ed in Slippery When Whet la sottolineatura della chitarra solista è messa molto più in risalto, rispetto ai due capitoli precedenti. Un'altra gemma melodica si presenta al nostro udito con "Without Love" nel cui testo si fa riferimento all'amore come sentimento indispensabile ed irrinunciabile, un elemento basilare nella vita che è sinonimo spesso di infelicità ma anche di immensa gioia. Il brano più corto del disco, 3 minuti e mezzo di romantica melodia rock, refrain giocato su musicalità easy che trasforma la traccia in un altro gancio per il successo. Il connubio tastiera, pelli e chitarra ci introducono all'aggressiva "I'd Die for You" le corde del basso di Such, se pur in sordina, fungono da tappeto sonoro al potente trittico Sambora/Torres/Bryan infervorati in giri maestosamente rock, sui quali si erge poderosa la voce del grandioso Jon, in questa canzone una sola parola...IMMENSI!!! La seconda perla di Slippery When Whet è la struggente "Never Say Goodbye" quarto singolo ufficiale tratto dall'album, è una ballata commovente musicalmente e toccante nel testo, una dichiarazione d'amore intima ed accorata "Mai dire addio, mai dire addio, tu ed io e i miei vecchi amici, sperando che non finisca mai, mai dire addio, mai dire addio, resistere...dobbiamo provarci,resistere a non dire mai addio, credo dicessi che parlavamo di scappare via, avremmo spezzato loro il cuore, insieme per sempre" parole semplici ma di forte impatto emozionale. La melodia è una soffice e calda coperta, nella quale farsi avvolgere durante le fredde notti invernali, per trovare il tepore perfetto nel quale ripararsi...malinconica dolcezza. Spetta a "Wild in the Streets" il compito di chiudere il carismatico terzo disco dei Bon Jovi,la speed song cavalca con ritmo concitato, i rockers si scatenano furoreggiando a colpi di corde, bacchette e tasti mettendo in risalto l'eccellente cantato di Jon;le variazioni ritmiche passano dal blues al rock'n'roll con energia disarmante, conclusione degna di un album tremendamente accattivante. Non c'è da stupirsi se Slippery When Wet è diventato un colosso di successo e vendite, uno dei lavori di punta nella storia discografica dell'allora quintetto del New Jersey, per chi come me ha amato i Bon Jovi è doveroso possedere questo album nella propria collezione, tirarlo fuori ascoltarlo e lasciarsi trascinare dal rock a volte intensamente melodico a quello irruente e trascinate. Io amo ricordarli così come scanzonati, romantici, buffi ragazzi capaci di infondere allegria con i loro sorrisi e di generare profondi tuffi al cuore con ballate di incommensurabile bellezza.

05/08/2011 Rock & Metal In My Blood Voto: 8,5

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