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Recensione Recensione di Slippery When Wet

Slippery When Wet

Slippery When Wet esce nel 1986, dopo il buon esordio omonimo del 1984 ed il successivo 7800° Fahrenheit dell'anno dopo, regalando ai Bon Jovi un successo planetario e consacrandoli definitivamente come band di primissimo piano nel panorama melodic hard.
Eppure la genesi che portò all'uscita del terzo album della band del New Jersey non fu delle più facili e promettenti, prima di tutto perché Slippery When Wet dovette evitare la denuncia del Parents Music Resource Center, associazione moralista a capo della quale si trovava la moglie di Al Gore, importante personaggio politico degli USA, e questo perché la cover-art originaria, in cui risaltava il mezzo busto di una prosperosa ragazza in una succinta e bagnata t-shirt gialla, era ben diversa e più attraente di quella poi scelta, che ritrae invece un sacco della spazzatura bagnato su cui è scritto il titolo dell'album, infatti pare in base a versioni meno ufficiali da quelle rilasciate da Jon, secondo cui il titolo era stato scelto dalle indicazioni dei segnali stradali, che il titolo fu scelto dopo che i cinque avevano assistito (da molto vicino) ad uno spettacolo di strip-tease in cui le ragazze si bagnavano con acqua e sapone, così da divenire molto scivolose. Inoltre i cinque si dovettero scontrare con le critiche che su di loro iniziarono a piovere dalle frange più intransigenti del mondo metallaro, in diverse interviste dell'epoca infatti vari esponenti di quella stessa frangia rimproverarono a Jon i continui sorrisi ed ammiccamenti in un genere che invece viveva di tematiche ora epiche ed eroiche, ora truci ed horror, comunque lontane dalle note cromate e romantiche della loro musica, ma in realtà con quest'album Jon stava per adattare all'hard n'heavy il tradizionale ‘yankee rock' americano dei vari Springsteen e Bryan Adams, quello che parlava di vita quotidiana, della voglia di rivalsa e del sogno americano, e cosa ancor più importante stava per cambiare il modo di fare hard rock, dando vita a quella seconda ondata glam, che rispetto alla prima dei vari W.A.S.P. e Twisted Sister spostava il tiro dalle atmosfere effettistiche ed horror a quelle più leggere e romantiche, trascinandosi dietro non solo tutta una nuova generazione di band, ma anche alcune delle vecchie glorie, quali Def Leppard, Kiss o Alice Cooper, basti pensare ad album come Hysteria o Reason To Live del 1987 per capire come anche queste band avrebbero cambiato quasi del tutto la loro visione dell'hard rock.

Appena pubblicato però Slippery When Wet ebbe un successo senza eguali, trainato in testa alle charts di mezzo mondo dal primo singolo estratto, l'inno rock di You Give Love A Bad Name, con i suoi riff oscillanti e le sue esplosioni di grintosa energia che lo rendevano irruente e melodico come pochi, posto subito dopo l'opener Let It Rock, che introdotto dalle tastiere scorre via armonico e corale, sprigionando una forte dose di positività.
La buona riuscita dell'album fu dovuta anche alla maestosa e cristallina produzione di Bruce Fairbairn, presentato a Jon e Richie dal chitarrista dei Loverboy Paul Dean, mentre in fase di song-writing essenziale risultò la collaborazione del grande Desmond Child, che appose la propria ed inconfondibile firma ad alcuni dei brani migliori, tutti fattori che contribuirono a far quadrare ed a fare emergere tutte le potenzialità della band del New Jersey. Canzone simbolo degli '80 che furono, in grado di identificare un decennio come poche altre (possono piacere o no i Bon Jovi o gli Europe, ma è innegabile che se si pensa agli '80 in musica pezzi come questo o The Final Countdown lampeggeranno sempre nella vostra mente), Living On A Prayer è una di quelle canzoni che meglio si prestano alle esibizioni live grazie al suo chorus da stadio, al suo basso battente a dettare il ritmo e al suo alto tasso adrenalinico. I gemiti che conducono alla frizzante Social Disease, uno dei pezzi più hard e rock n roll-oriented del platter, anticipano la monumentale Wanted Dead Or Alive, un mid-tempo arido e dal sapore western, impreziosito dagli arpeggi acustici e dal guitar-work di un Sambora straordinario, brano ripreso in seguito come colonna sonora nel film "Harley Davidson & Marlboro Man", in cui perfettamente rendeva l'immagine del cow-boy motociclista interpretata da Mickey Rourke, e poi la trascinante Raise Your Hands, nel suo anthem rock veloce e corale. La giovanile ed ingenua Without Love era una cattura teen-agers, pur romantica riusciva a mantenersi frizzante e per niente zuccherosa o sdolcinata, ancora meglio invece la grintosa I'd Die For You, altro magnifico hit da brividi in cui grandi protagoniste sono le tastiere di Dave Bryan e l'interpretazione graffiante ed acidula del singer, a seguire la romantica ballad Never Say Goodbye, fra i brani più noti dell'act statunitense, ed infine la conclusiva Wild In The Streets, molto vicina al rock del più grintoso Bryan Adams ma con una maggiore attitudine hard n'heavy.

Slippery When Wet oltre a rappresentare l'apice assoluto del combo del New Jersey, con oltre venticinque milioni di copie vendute è inoltre uno dei maggiori successi rock in assoluto, ma questo successo non fu affatto generazionale, come spesso si tende a credere, perché i teen-agers di quel periodo, che ormai non lo sono più, continuano ad amare quest'album, così come le nuove generazioni che si avvicinano all'hard melodico ed al rock in generale. Presto, per la promozione del disco, seguì un lungo ed estenuante tour che causò a Jon seri problemi alle corde vocali, tanto che per terminarlo dovette ricorrere alle lezioni di un maestro di canto, ed anche in futuro, proprio per tale motivo, il frontman dei Bon Jovi dovrà evitare di mantenersi in maniera costante su tonalità così alte.

RockLine.it Voto: 9/10

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