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Recensione Recensione di These Days

These Days

La sincerità e l'imparzialità sono sempre elementi fondamentali, a maggior ragione quando si è nel procinto di scrivere un articolo che implica l'analisi di un disco, a cui ci si deve approcciare senza pregiudizi di sorta, nella maniera più seria possibile. Nonostante tutto è comunque difficile riuscire a scindere il proprio gusto personale dall'esame puramente oggettivo, soprattutto se si tratta di un qualcosa che non si è mai riusciti ad apprezzare a pieno. Nonostante tutto, These Days, risulta essere comunque un lavoro a tratti interessante che rivela avere una grande introspezione e una decisa mole di lavoro alle sue spalle, più nell'ambito dei testi che in quello musicale. Detto questo possiamo iniziare con un piccolo passo indietro, in modo da incorniciare meglio These Days all'interno della storia dei Bon Jovi.

Nel '93 la band stavano vivendo uno dei momenti più grandi della propria carriera: Keep The Faith era stato un successo su tutti i fronti ed il tour che ne era conseguito aveva sbaragliato ogni aspettativa. A tutto ciò era succeduta la prima vera raccolta della band (se si esclude Hard & Hot pubblicato esclusivamente per il mercato australiano), Cross Road che si era rivelato come l'ennesimo gigantesco successo. I due inediti, Always e Someday I'll Be Saturday Night vennero estratti come singoli e scalarono praticamente ogni classifica radiofonica; il primo divenne addirittura il singolo di maggior successo per il gruppo. Nulla poteva arrestare una macchina così ben oliata, nemmeno il primo cambio di formazione dai tempi degli esordi: infatti all'inizio del 1995 Alec John Such lasciò la band senza chiarire precisamente le motivazioni. Jon lasciò intendere successivamente che l'abbandono fosse dovuto ai ritmi forsennati che la band stava tenendo in quel periodo, asserendo che Alec volesse addirittura incidere un altro album in studio senza però partecipare al conseguente tour. Comunque, non si ebbe mai nessuna dichiarazione dal diretto interessato. Da qui in poi arriverà in forze Hugh McDonald conosciuto per aver già collaborato precedentemente con la band, che suonerà in ogni album ma non verrà mai accreditato come membro ufficiale. Le basi per il nuovo lavoro sembrano affondare addirittura nel 1994, periodo in cui Jon sembra abbia scritto il primo dei pezzi che sarebbero finiti su These Days: Something To Believe In (che continuerà, a mio avviso, a somigliare sempre a I Will Remember dei Toto). Nei mesi successivi Bon Jovi e Sambora lavorarono incessantemente, arrivando ad avere circa quaranta demo, su cui si effettuò ennesimo lavoro, fino ad arrivare ad un numero decisamente più contenuto. These Days vide gli scaffali nel giugno del '95 e fu immediatamente un successo enorme: l'album presentava un’ennesima variazione da parte della band, che si distanziava sia da New Jersey che da Keep The Faith, optando per qualcosa di più introspettivo ed oscuro a livello testuale ma molto commerciale per le sonorità che si andranno sempre più ammorbidendo.

L'adrenalina in These Days è da toccata e fuga, limitata a meno di una manciata di brani che svolgono bene il loro compito ma risultano comunque essere una microscopica parte rispetto al passato. L'album si apre con il pezzo più movimentato del pattern, Hey God, il quale tira fuori tutta la rabbia e cattiveria del combo americano. Come detto in precedenza i testi sono profondi e studiati; in questo caso vengono presi in esame diverse immagini che ritraggono momenti tragici per persone diverse: un uomo con moglie e figli che rischia di perdere tutto e ritrovarsi completamente sul lastrico, una madre che lavora incessantemente e che cerca di crescere il figlio in maniera integerrima ma questo finisce comunque per farsi arrestare dopo aver ucciso dei teppisti, un ragazzino nato in un ghetto che a dodici anni gira già armato ed infine un uomo orgoglioso che muore solo senza mai implorare. Il brano, dal punto di vista musicale, è puro hard rock, sorretto dal trio Sambora, Torres, McDonald; i riff sono semplicemente micidiali come anche i soli accompagnati da un Bon Jovi molto graffiante ed espressivo -come sarebbe preferibile sentire sempre. Si continua sullo stesso filone con la successiva Something for the Pain, che sente l'influenza country sotto molti aspetti, classificandosi, nonostante tutto, come vero e proprio anthem da stadio. Per dell'altro rock 'n' roll si deve fare un gran salto in avanti, arrivando alla sesta traccia, Damned che mostra una struttura molto più classica implementando comunque nuove sonorità, vicine al funk, soprattutto per il tratto chitarristico iniziale, che diviene molto più graffiante durante il gran solo di Sambora. Dopo questo brano non avremo altro che ballate e mid-tempo, con qualche variazione sul tema, ma comunque sempre pertinenti a queste due linee con episodi più o meno riusciti. Tra tutti questi brani si distingue la title track, mid tempo dalle tinte tristi e cupe, che unisce una chitarra in pulito che delizia tra armonici ed arpeggi su un tappeto di tastiere. Il brano subisce anche una buona accelerazione nella seconda metà, che gli conferisce ancor di più, insieme all'ottimo ritornello, una dimensione radiofonica. La canzone presenta un'altra tematica impegnata andando a trattare di coloro che vengono dimenticati o abbandonati solo perché hanno tentato ma fallito, di chi cerca di fare qualcosa armato solo ed esclusivamente dei propri sogni. This Is Ain't A Love Song e Lie to Me sono due delle ballate meglio riuscite, brani perfetti per scalare le classifiche, soprattutto nel caso del primo brano. This Is Ain't A Love Song ha la classica struttura da power ballad, con una chitarra estremamente liquida che dà il suo meglio nel solo centrale, accompagnata da arrangiamenti orchestrali e dall'immancabile Tico Torres dietro le pelli. Nel secondo caso, con Lie to Me, è il testo a fare la differenza: il brano parla di una coppia che affronta i problemi che la vita può porre di fronte a chiunque e come questi problemi minino il rapporto tra i due innamorati. Il protagonista del brano però sa di non poter sopportare anche ciò e chiede all'amata di mentirgli se necessario piuttosto che la verità, ovvero che non lo ama più. Le ultime due tracce da prendere in esame sono My Guitar Lies Bleeding In My Arms e Diamond Ring. Nel primo caso abbiamo degli spunti blues di pregevole fattura che vanno a comporre un brano fortemente emotivo, i quali si sposano perfettamente con un testo altrettanto triste. Il protagonista è completamente disilluso, apatico, medita il suicidio ma non riesce a metterlo in atto perché troppo codardo, tutto a causa di una perdita imprecisata. Con Diamond invece abbiamo le più nette influenze country che contribuiscono a creare un brano differente che ben si differenzia dalle tante -e troppe- simili canzoni della seconda metà dell'album. Ed è così che finisce tutto ciò che c'è di interessante in questo These Days visto che i quattro brani rimanenti non sono altro che ennesime ballate e mid-tempo le quali contribuiscono solo a stancare l'ascoltatore, incupendo ed intristendo ancor di più il clima generale senza regalare episodi degni di nota.

These Days è un episodio riuscito a metà, che presenta brani di pregevole fattura ma anche molti filler piazzati solo per la loro commercialità e facilità nello scalare le classifiche. Se la band avesse avuto il coraggio di continuare nella strada intrapresa nella prima metà del disco staremmo sicuramente parlando di un buonissimo lavoro, che presenta sì delle sonorità più morbide ma che almeno preferisce questa vena più introspettiva in maniera coerente, piuttosto che ricadere nella ripetitiva banalità in cui si sfocia nella seconda metà. Inutile dire che se si è fan dei Bon Jovi di Slippery When Wet e New Jersey -giusto per citare due grandi lavori- sarà risultato abbastanza difficile l'intero ascolto di These Days, il quale non riesce pienamente a valorizzare i propri punti forti, sottolineando invece difetti non indifferenti. Il disco fu comunque un successo commerciale gigantesco, soprattutto sul mercato europeo e giapponese, ma deluse molti degli storici fan della band che sicuramente non si aspettavano questo ennesimo cambio di stile da parte della band. Ciononostante va sottolineato come These Days fu l'ultimo lavoro interessante e degno di qualche nota prima dell'irrimediabile declino degli anni 2000.

25/06/2016 Metallized Voto: 73

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