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Recensione Recensione di What About Now

What About Now

Questa è una recensione che non avrei mai voluto scrivere. Jon Bon Jovi è un musicista che un po’ tutti noi amiamo, di cui tutti ricordiamo i meravigliosi album targati anni 80 ed i cui brani sono divenuti parte integrante della cultura di un’intera generazione; si tratta di quella stessa generazione, affiancata da una miriade di nuovi fan più giovani, che ancora oggi riempie gli stadi festante quando viene a conoscenza di un nuovo show dal vivo del nostro, ancora capace di performance live di livello superiore; tuttavia, non posso esimermi dal constatare che la qualità dei concerti dei Bon Jovi è inversamente proporzionale a quella degli album in studio e che il nuovo What About Now è uno dei punti più bassi della trentennale carriera di Jon e dei suoi compagni di avventure. Non è una questione di principio, di pop rispetto al rock, un genere che il nostro ormai ha abbandonato da diversi anni per abbracciare sonorità più radiofoniche; penso che un musicista debba fondamentalmente seguire le proprie inclinazioni e, se ormai Jon Bon Jovi ha deciso di affrancarsi definitivamente dal genere che lo ha reso famoso, buon per lui. La penna è la sua, il portafogli pure e tutto sommato, anche se naturalmente la sua svolta può lasciare a bocca asciutta gli aficionados della prima ora, penso che dopo 100 milioni di album venduti si sia guadagnato il diritto di fare ciò che gli pare.

Il problema di What About Now sta nel fatto che, a parte alcune tracce, è un album tremendamente piatto. Ebbene sì, proprio i Bon Jovi, che una volta sfornavano brani scatenati e divertenti, hanno prodotto un lavoro che si fa notare molto più per i difetti che per i pregi. E questo, ribadisco, non perché è un album sostanzialmente pop, ma perché si tratta di un pop di qualità tutt’altro che eccelsa, con melodie trite e ritrite. Inoltre basta ascoltare la prima traccia, Because We Can, che tutto sommato è carina e si fa ascoltare piacevolmente, per notare un altro particolare che è fra i più sconcertanti: dov’è Richie Sambora? Dove sono i riff e gli assolo che hanno contribuito in maniera determinante al successo della band, unitamente alla voce ed alla presenza scenica del frontman? Semplicemente, non c’è. Le linee di chitarra su questo album si contano sulle dita di una mano e sì che non si può certo parlare di un Sambora fuori forma, vista la qualità del suo ultimo, recente lavoro solista. What About Now è sostanzialmente un album solista di Jon Bon Jovi ed è la sua presenza a riempire l’album e le orecchie di chi ascolta. Partendo da Because We Can, il più classico dei singoli radiofonici, abbiamo per la verità un piccolo gruppo di tracce di buona fattura, come I’m With You e la title-track; è vero, il ritornello di I’m With You ricorda parecchio quello della mitica Poison di Alice Cooper, ma le melodie vocali sono piacevoli e riescono ancora a suscitare un po’ di sane, vecchie emozioni, cosa che in fondo il buon Jon ha sempre saputo fare. Anche What About Now, caratterizzata praticamente dalla presenza della sola voce del singer, con qualche sporadica traccia di chitarra, è carina, mentre Pictures of You rappresenta il primo passo falso: immaginate gli U2 o i The Killers con Bon Jovi alla voce ed avrete una vaga idea di cosa sto parlando, a dispetto di un ritornello che si infila in testa. Amen è una ballad senza infamia e senza lode, con un’ottima prestazione in compenso del nostro al microfono, ma le sensazioni positive sono subito cancellate da That’s The Water Made Me, davvero brutta, salvata a malapena dalla discreta What’s Left On Me. E’ tuttavia con Army of One, fra i cui coautori figura un irriconoscibile Desmond Child, che l’album raggiunge il punto più basso, una canzonetta scialba ed indegna del glorioso nome stampato in copertina, che neppure un assolo (finalmente!) di Richie può elevare. No, Jon, no, mi sta anche bene che tu voglia suonare pop, ma questa non va proprio, non si fa. Thick as Thieves almeno ha dalla sua un bel sottofondo tastieristico, Beautiful World può presentare come credenziali un chorus decente, ma Room at the End of the World ha a sua volta davvero poco senso. A chiudere un disco fortemente altalenante e troppo pieno di melodie piatte per esser preso sul serio, i Bon Jovi (anzi, direttamente Jon Bon Jovi piazzano The Fighter, un brano acustico che almeno restituisce quel po’ di feeling che da solo sarebbe bastato a nobilitare l’album.

Insomma, What About Now non va; non bastano melodie ruffiane e radiofoniche per fare un disco, quantomeno non quando uno degli elementi essenziali del sound di una band latita drammaticamente e quando troppi brani presentano spunti spompati e stanchi. Chiaramente questo è un album che i fan del nuovo corso dei Bon Jovi potrebbero anche apprezzare, dato che comunque non è tutto da buttare e lo dimostra il fatto che il mio voto finale, seppur insufficiente, non sia del tutto castrante; ciò nonostante non possiamo comunque esimerci dal far notare che, se questa deve essere la qualità media dei nuovi lavori, il buon Jon dovrebbe pensare di limitarsi alla dimensione live, che sembra negli ultimi anni molto più congeniale alle sue attuali capacità di musicista e compositore.

Metallized Voto: 50

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